Il Kung Fu di Bruce Lee

il tao arti marziali

Quando il nemico è la nostra più grande forza

Quante volte vorremmo un incontro di boxe con il nostro vicino di casa? non dare ragione ad uno stupido a cui non riusciremmo tener testa, quante altre volte vorremmo picchiare senza pietà, esprimere la rabbia, colpire, attaccare e distruggere invece di girare le spalle mentre ancora ci prendono a male parole dopo averci appena pestato i piedi. Quante volte abbiamo rinnegato quel voto di calma fatto all’ultimo seminario di meditazione?! A cosa ci serve praticare il vuoto mentale, la quiete, il wu wei?? Risposta: Ad utilizzare la foga dei nostri stessi nemici per batterli riducendo al minimo i nostri sforzi!!

Questa è l’inaspettata risposta che mi ha regalato il testo di Bruce Lee –  il tao del kung fu, non avevo mai pensato prima d’ora allo scontro come un luogo dove addirittura praticare l’armonia e la relazione, dove ingentilire l’anima imparando l’arte dell’attesa e incontrare il proprio vero sé eliminando tutto ciò che non fosse essenziale !

 

Il Kung Fu centro delle arti cinesi di autodifesa è un’arte filosofica la cui finalità è promuovere la salute, educare la mente e fornire più efficaci strumenti di autodifesa. […] La sua filosofia si basa sull’ideale di essere in armonia e non in opposizione rispetto alla forza dell’avversario […] Non bisogna fare distinzioni tra l’avversario e se stessi perché l’avversario non è che l’altra parte complementare e non l’opposto. Non c’è vincitore, lotta, o dominio, dato che l’idea è di accordare armoniosamente i propri movimenti a quelli dell’avversario, quando lui si espande, tu ti contrai, e quando lui si contrae tu ti espandi. L’espansione è quindi interdipendente rispetto alla contrazione e viceversa, perché l’una è la causa e il risultato dell’altra.

Il connubio di gentilezza e fermezza è una forza inscindibile da un incessante azione motoria reciproca.

Bruce Lee – il tao del kung fu

Lo Yin e lo Yang sono rispettivamente i due momenti energetici complementari del tao, l’uno attivo e “maschile” e l’altro passivo, arrendevole, “femminile”, nella lotta, ci spiega Bruce Lee, alla massima attività di attacco (Yang), se vogliamo “vincere” il nostro combattimento, non dovrà corrispondere una forza pari e contraria come nei film di Schwarzenegger, o nelle lotte di montoni, tutt’altro! alla più alta attività dovrà corrispondere il nostro grado massimo di ricettività e di arrendevolezza (Yin), vincerà chi con la mente sgombra si renderà armonioso a questa danza, la danza del tao.

 

L’idea di base è di sconfiggere l’avversario arrendendosi a lui utilizzando la sua stessa forza. È per questo che il praticante di Kung Fu non si fa mai valere contro il suo avversario e non si mette mai in posizione frontale rispetto alla direzione della forza dell’avversario. Se viene attaccato, non opporrà resistenza, ma controllerà l’attacco muovendosi ritmicamente con esso.

Bruce Lee  – il tao del kung fu

Se, infatti, nel combattimento corpo a corpo puro, da strada, nudo, “frontale” ha la meglio il più grosso tra i più forti, motivo per il quale a me toccherebbe la ritirata, con questo atteggiamento la speranza di vincere torna a fare capolino, a patto di praticare anni di kung fu, ovviamente!

Il gioco, infatti, che nella pratica delle arti marziali è possibile solo con una resa ineccepibile delle tecniche di combattimento e di presenza mentale, è quello di abbandonarsi totalmente all’invito che l’attacco stesso dell’avversario ci fa, noi usiamo la sua stessa forza per annientarlo, addirittura aiutandolo a completare il suo stesso movimento, a compiere il suo intento, aiutarlo ad esprimere il suo massimo grado di forza yang ben coscienti che, come tao comanda, nel massimo grado di yang emergerà e crescerà il suo yin, il momento giusto per il nostro attacco (sempre che l’avversario non abbia letto il libro e continui la danza 😉 )

 

L’applicazione del principio Yin/Yang nel Kung Fu si esprime nella “legge di armonia” secondo cui è necessario essere in armonia, e non in contrasto, con la forza e l’impeto dell’avversario. Ciò significa che non si deve fare il nulla che non sia naturale o spontaneo…Quando l’avversario A esercita la Forza (Yang) su B, B non deve resistergli con la forza. In altre parole, B non deve utilizzare la forza positiva Yang contro la forza positiva Yang dell’avversario ma, al contrario, arrendersi ad A con dolcezza (Yin) e dirigere A verso la direzione della propria forza, utilizzando così la forza negativa Yin per fronteggiare la forza positiva Yang. Quando la forza di A arriva al massimo di tensione, la positività (Yang) si trasformerà in negatività (Yin) e B potrà cogliere A in un momento di distrazione e attaccarlo (Yang). In tal modo, l’intero processo non è innaturale né forzato; B accorda i suoi movimenti modo armonioso e continuo con quelli di A, senza opporre resistenza e senza sforzo. […] Contrariamente al pensiero comune il principio Yin, cioè l’arrendevolezza e la flessibilità, è associato alla vita e alla sopravvivenza. Proprio perché può arrendersi un uomo può sopravvivere. Invece, il principio Yang, che è duro e rigido, fa crollare l’uomo sotto pressione.

Bruce Lee  – il tao del kung fu

Il momento yin che nella lotta poteva sembrare invalidante rivela così tutto il suo valore di intelligenza tattica, l’arrendevolezza diventa il fulcro stesso della forza, la morbidezza è in realtà l’elasticità necessaria a restituire al mittente tutta la sua foga. meraviglioso consiglio! 🙏😉

Mentre leggevo pensavo che questi consigli non si esauriscano nel combattimento disarmato, ma servono nella vita di tutti i i giorni, non sempre ci capita di dover combattere fisicamente un avversario, difendere un oltraggio a mani nude in strada, ma spesso invece siamo costretti a difendere idee ed opinioni, rimproverare un torto a qualcuno o subire aggressioni verbali, o più semplicemente dobbiamo condurre un diverbio verso un fine ben preciso senza dar l’idea di essere troppo duri o testardi anche quando il nostro interlocutore non si mostri per nulla accondiscendente!! spesso, insomma, spessissimo le nostre conversazioni assomigliano molto a combattimenti marziali. Allora perché non praticare queste tecniche di kung fu nelle nostre dispute quotidiane?

Immaginate che guerra sotterranea! fratelli contro sorelle, sorelle contro mariti, mariti contro salumieri, salumieri contro padri, padri contro preti, preti contro mogli, mogli contro figli, figli contro prof, prof contro pasticceri, pasticceri contro bancari ecc ecc.

Quello che ho notato é che in un diverbio, soprattutto se sappiamo dove vogliamo andare a parare, tendiamo ad aggiustare il tiro con veri e propri strattoni degni di un teppista da strada, calci scoordinati, capocciate istintive e strategicamente inefficienti o piccoli ma estenuanti fendenti che non fanno altro che rendere più ostinata la difesa del nostro interlocutore trasformando la nostra conversazione in una sterile prova di forza, vince chi ha ragione, con il risultato che ognuno si chiude nel suo proprio spazio di difesa o di attacco senza invece vivere il momento vivo che ci pone qualsiasi confronto che sia un acceso diverbio o uno scambio di opinioni, un ascolto, un dibattito.

Il “kung fu delle parole” ci invita ad avere una mente serena, una mente senza attaccamento, una mente che accetta, anche la sua sconfitta, una mente che non subisce l’onta dei giudizi, resta sveglia e semplice in una visione sempre lucida, globale, e pronta ad accogliere ed integrare quel che riceve senza interferenze.

 

Finché la mente pensa ciò che vuole, non fa alcuno sforzo nel lasciar andare; non c’è niente che dobbiamo provare a fare, perché qualsiasi cosa arrivi, momento dopo momento, viene accettata, compresa la non accettazione. È una mente immune dalle influenze emotive. La mente ha un potere inesauribile perché è libera, si può aprire a tutto perché è vuota.

Bruce Lee – il tao del kung fu

L’ascolto quando è vigile è la migliore arma a disposizione nel dialogo e permette anche un piccolo miracolo, spesso chi ci attacca senza essere eccitato dalla nostra reazione si renda auto-consapevole del suo discorso e , senza pretendere che scopra quelle che crediamo essere le sue incongruenze e aggiusti il tiro verso i nostri fini, per lo meno scopre il desiderio di un ragionamento più controllato e docile. Emergendo lo yin dalla sua foga si rende naturalmente disponibile ad un atteggiamento più accomodante e ricettivo, il terreno migliore per far fiorire un confronto leale e intelligente.

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